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Fase 2, Mmg e farmacisti essenziali per medicina del territorio. Tobia: le reti creano capillarità

15/05/2020 - Nella gestione territoriale dell'emergenza i farmacisti potrebbero segnalare alle autorità sanitarie quando registrano tante persone che chiedono prodotti per la tosse o quando in farmacia arrivano pazienti con segnali d'allarme

Notizie     Covid-19    

«La gestione territoriale dell'emergenza, incentrata sull'opera di medici di medicina generale, sarà cruciale. E anche le farmacie potranno fare la loro parte. Per esempio, se il farmacista registra un numero eccessivo di persone che chiedono un prodotto di automedicazione per la tosse, può segnalare il fenomeno alle autorità sanitarie. Se da dieci richieste di questo medicinale al giorno si passa a cinquanta, è il segnale che qualcosa di abnorme sta accadendo. Se in farmacia arrivano pazienti che denunciano tre o quattro segnali d'allarme insieme, dovremo prevedere un percorso in cui il professionista possa segnalare l'evento alle autorità preposte. Si potrebbe organizzare e validare un modello ispirato a questo principio». Obiettivo finale: «Gestire e isolare sul territorio coloro per i quali ciò è possibile, e riservare l'ospedale ai casi gravi, evitando l'intasamento delle strutture». Così Lorenzo Mantovani, direttore del Centro di ricerca Sanità pubblica dell'Università Milano Bicocca in un'intervista pubblicata sul numero 6/2020 di Punto Effe.

La riorganizzazione della medicina territoriale, cruciale in alcune regioni
La riorganizzazione della medicina territoriale, che ha dimostrato le sue lacune in particolare nelle Regioni più colpite dall'ondata epidemica, non può certo permettersi tempi lunghi, visto che anche la fase 2, appena avviata, non è immune da rischi. «È necessario mettere in piedi sistemi sentinella», spiega Mantovani, «per riconoscere rapidamente, fin dalle fasi iniziali, le epidemie infettive - che spesso sono di natura respiratoria e/o gastrointestinale - e che potranno insorgere di nuovo. Penso a un sistema paragonabile ai sistemi di risk management delle strutture ospedaliere: un sistema che intercetta le criticità e allerta immediatamente la risposta del sistema sanitario». Ci vorrebbe un coordinamento sovranazionale, europeo, ma i singoli Stati «fanno fatica a cedere sovranità, sia sanitaria sia, ancor più, economica».
Nel caso specifico, il sistema italiano, fortemente regionalizzato, rappresenta un ulteriore freno all'immediatezza delle risposte che determinati frangenti richiedono: «Il federalismo sanitario in generale va bene, ma in alcuni ambiti nemmeno Regioni grandi come la Lombardia sono sufficienti. Paradossalmente i fenomeni con grandi numeri, le pandemie, e quelli con numeri piccoli, le malattie rare, hanno dimensioni tali da richiedere risposte nazionali, o meglio, realmente globali».

Covid19 e assistenza sul territorio: farmacie centrali
A confermare questi principi anche un recente webinar, dedicato alla riflessione sullo sviluppo dell'assistenza sul territorio alla luce di quanto accaduto con l'emergenza Covid-19, organizzato da Officina Motore sanità, in cui è intervenuto Roberto Tobia, segretario nazionale Federfarma: «La terribile esperienza del Covid-19 conferma l'importanza di un servizio sanitario territoriale capillare, basato sulla rete dei medici di medicina generale e su quella delle farmacie, che consenta di spostare l'assistenza sul territorio ogniqualvolta sia possibile, lasciando gli ospedali ai malati con acuzie e mantenendo anziani e fragili a casa, lontano da fonti di contagio. Questo - ha aggiunto Tobia - è reso possibile anche grazie all'innovazione tecnologica e alla telemedicina. Si conferma quindi la necessità di un crescente coinvolgimento nell'organizzazione del servizio sanitario della farmacia, istituzione che in queste lunghe settimane di epidemia sta dando un contributo notevole alla tutela della salute della popolazione: informa, rassicura, fa argine a un accesso improprio ai pronto soccorso, permette ai cittadini di avere sotto casa (o anche a domicilio se necessario), senza spostamenti, farmaci solitamente da ritirare nelle strutture pubbliche. Permette anche di accedere comodamente a servizi aggiuntivi di alta valenza sociosanitaria quali telemedicina, appunto, test diagnostici di prima istanza, screening di prevenzione, ecc.» ha concluso Tobia.


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